Skip to content

InMail LinkedIn: cosa sono e come funzionano

Le InMail sono i messaggi a pagamento di LinkedIn che permettono di scrivere a una persona anche quando non fa parte dei tuoi collegamenti. Arrivano nella casella di posta di LinkedIn del destinatario e come notifica via email, e chi li riceve può rispondere senza dover prima accettare una richiesta di collegamento. Funzionano a crediti: ne hai un numero fisso ogni mese, legato al tipo di abbonamento.

Molti imprenditori li comprano perché sentono dire che “servono” su LinkedIn, li usano per mandare cinquanta messaggi identici e dopo due mesi li abbandonano convinti che non funzionino. Il problema non è lo strumento. Se la tua azienda vive ancora sugli ordini che arrivano per inerzia grazie al nome costruito da chi ti ha preceduto, un messaggio a pagamento non cambia le cose. Le InMail contano solo dentro un metodo, ed è esattamente quello che ti spiego qui.

Cosa sono le InMail di LinkedIn

Una InMail è un messaggio che puoi inviare a un membro di LinkedIn con cui non sei collegato. È la funzione che LinkedIn riserva agli abbonamenti a pagamento e serve a superare il confine della tua rete: senza InMail puoi scrivere in privato solo a chi ti ha già accettato come collegamento. Con l’InMail scavalchi quel passaggio e arrivi direttamente nella casella della persona che ti interessa.

Il destinatario riceve il messaggio in due punti: dentro LinkedIn, nella sua posta, e come notifica via email. Può rispondere subito, senza dover accettare nulla. Questo è il vantaggio tecnico che tutti citano. Ma è anche la trappola in cui cade chi lo usa male, perché la facilità di arrivare non ha niente a che vedere con la probabilità di ottenere una risposta.

In cosa si distingue da un messaggio normale

Il messaggio privato classico è gratuito, ma richiede che l’altra persona sia già nella tua rete. L’InMail è a pagamento e non richiede il collegamento. Tradotto in pratica per un’azienda B2B: il messaggio normale è lo strumento del rapporto che stai costruendo, l’InMail è lo strumento del contatto a freddo verso chi non ti conosce ancora. Sono due cose diverse, con due tassi di risposta diversi, come vedremo più avanti.

Consiglio

Prima di attivare un abbonamento per la InMail, verifica quanti dei tuoi interlocutori chiave sono già raggiungibili con una semplice richiesta di collegamento. Nella maggior parte dei casi B2B il canale gratuito basta, e l’InMail resta per le eccezioni.

Come funzionano i crediti InMail e quanti ne hai

La InMail non sono illimitati: funzionano a crediti, e ogni piano ne assegna un numero fisso al mese.

C’è una regola che spiega molto di come dovresti usare questo strumento. Quando una InMail riceve una risposta entro 90 giorni, LinkedIn ti restituisce il credito. In altre parole, se scrivi bene e la persona ti risponde, quel messaggio non ti è costato nulla. Se invece mandi messaggi generici che nessuno si prende la briga di leggere, bruci un credito dopo l’altro. Il sistema stesso ti sta dicendo che l’obiettivo non è il volume, ma la risposta.

Questo cambia il modo di ragionare. La domanda giusta non è “quante InMail posso mandare”, ma “quanti ne devo mandare per aprire una conversazione utile”. Con 50 crediti al mese e un tasso di risposta buono, un commerciale può aprire diverse trattative senza mai comprare crediti aggiuntivi. Con lo stesso numero e messaggi scritti male, finisce i crediti nella prima settimana senza un solo appuntamento.

Consiglio

Tratta ogni credito come se lo pagassi due volte: la prima quando lo spendi, la seconda in tempo perso se il messaggio è sbagliato. Manda meno InMail, ma solo a persone che hai capito davvero.

InMail o richiesta di collegamento: cosa conviene nel B2B

Nella maggior parte dei casi B2B una richiesta di collegamento con una nota personale rende più di una InMail. Il motivo è semplice: la richiesta è gratuita, permette di scrivere fino a 300 caratteri di presentazione e apre un rapporto invece di sparare un messaggio isolato. I benchmark di settore mostrano che le richieste di collegamento personalizzate vengono accettate in circa il 45% dei casi, mentre le InMail ottengono risposta in una forbice tra il 18% e il 25%.

18-25%

il tasso di risposta medio di una InMail, contro circa il 45% di accettazione di una richiesta di collegamento personalizzata

Questo non vuol dire che l’InMail sia inutile. Vuol dire che ha un compito preciso: raggiungere le persone che con la richiesta di collegamento non riusciresti a toccare. Un profilo molto senior, un dirigente che riceve decine di richieste al giorno e le ignora, un interlocutore fuori dal tuo settore che non capirebbe perché ti colleghi: qui l’InMail diventa la strada giusta, perché arriva comunque e chiede una risposta senza chiedere un legame.

La differenza a colpo d’occhio

Aspetto Richiesta di collegamento InMail
Costo Gratuita A crediti, con abbonamento a pagamento
Spazio del testo Fino a 300 caratteri nella nota Oggetto più corpo del messaggio, più lungo
Serve il collegamento Sì, la persona deve accettarti No, arriva anche fuori rete
Rende meglio con Interlocutori raggiungibili, relazione da costruire Profili senior o fuori settore, difficili da agganciare

La sequenza che funziona meglio nel B2B è quasi sempre la stessa: prima la richiesta di collegamento personalizzata, poi la conversazione nei messaggi privati, con l’InMail tenuto come eccezione per chi non riesci a raggiungere altrimenti. Se vuoi approfondire il canale gratuito, ne parlo in dettaglio nella guida completa ai messaggi privati su LinkedIn.

Perché le InMail non funzionano senza strategia a monte

Una InMail è l’ultimo anello di una catena, non il primo. Funziona quando chi lo riceve, prima di aprirlo, ha già un motivo per fidarsi di te. Quel motivo si costruisce a monte, con un profilo curato, contenuti che dimostrano competenza e un posizionamento chiaro. Senza questo lavoro, il messaggio a pagamento arriva a una persona che non ha nessun elemento per capire chi sei, e finisce ignorato come tutti gli altri.

Pensa a cosa fa il destinatario appena riceve la tua InMail. Non risponde di getto: clicca sul tuo nome e guarda il tuo profilo. Se trova una pagina vuota, un titolo generico e nessun contenuto, ha già deciso. Se trova un profilo che parla la sua lingua e mostra che capisci il suo problema, il messaggio ha una possibilità. Ecco perché prima di comprare crediti conviene ottimizzare il profilo LinkedIn: è la pagina che decide se il tuo messaggio verrà letto o cestinato.

L’ordine delle cose

Cosa viene prima dell’InMail

  • Una strategia commerciale che dice chi vuoi raggiungere e perché.
  • Un profilo che dimostra competenza e parla al problema del cliente.
  • Contenuti che costruiscono autorevolezza prima ancora del contatto.
  • Un elenco di persone scelte, non un elenco comprato a caso.

Questo è il punto in cui il metodo conta più dello strumento. Chi vende corsi ti insegna a scrivere l’InMail perfetto. Il lavoro vero è a monte: costruire le condizioni perché quel messaggio venga preso sul serio. È lo stesso ragionamento che sta dietro al social selling, dove la vendita nasce dalla relazione e dalla credibilità, non dal singolo messaggio spedito.

Se questo lavoro non lo vuoi fare internamente, puoi affidarlo a chi lo fa per mestiere: lo trattiamo nella formazione LinkedIn per aziende, oppure puoi scriverci dalla pagina contatti per capire da dove partire.

Consiglio

Prima di spendere il primo credito, apri il tuo profilo con gli occhi di un cliente che non ti conosce. Se in dieci secondi non capisce cosa fai e per chi, l’InMail è sprecato: sistema prima la pagina.

Vuoi capire se per la tua azienda ha senso investire in strumenti a pagamento o prima nella strategia?

Prenota una call gratuita

Come scrivere una InMail che ottiene risposta

Una InMail che funziona è breve, personale e chiede una cosa sola. I dati di settore indicano che i messaggi sotto i 400 caratteri ottengono in media il 22% di risposte in più rispetto a quelli lunghi. La ragione è pratica: chi riceve il messaggio decide in pochi secondi se vale il suo tempo, e un blocco di testo lungo comunica subito che gli stai chiedendo troppo.

I passi concreti

La struttura di una InMail che apre una conversazione

  • Oggetto corto e concreto: le prime parole devono dire di cosa si tratta, perché su mobile l’oggetto viene tagliato dopo poche lettere.
  • Prima riga sul destinatario, non su di te: un riferimento vero a lui, alla sua azienda o a qualcosa che ha pubblicato.
  • Una sola ragione per cui lo contatti, spiegata in una frase.
  • Una domanda o una richiesta piccola, facile da accettare, non una call da un’ora.
  • Nessun pitch di vendita nel primo messaggio: l’obiettivo è la risposta, non l’ordine.

L’errore più comune è usare l’InMail come un volantino: stessa frase per tutti, tutto su di sé, richiesta enorme. Ogni elemento di questo schema abbassa la probabilità di risposta. Un buon messaggio invece parte da qualcosa di vero sull’altra persona e le rende facile dire di sì.

È lo stesso principio che regola una prima riga efficace in un post: se non catturi nei primi secondi, il resto non viene letto. Se vuoi un occhio esterno sui messaggi che stai già inviando, scrivimi dalla pagina contatti.

Consiglio

Scrivi il messaggio, poi togli tutto ciò che parla di te e non del destinatario. Se dopo il taglio il messaggio regge ancora, sei sulla strada giusta. Se crolla, era un pitch, non un contatto.

Gli Sponsored InMail, oggi chiamati Message Ads, sono la versione pubblicitaria di questo strumento: messaggi sponsorizzati che LinkedIn recapita alla casella di un pubblico che hai definito con il targeting della piattaforma.

Non consumano i tuoi crediti personali, ma sono a tutti gli effetti advertising a pagamento, e valgono la stessa regola di ogni campagna: funzionano solo dopo aver costruito posizionamento e strategia, mai come scorciatoia per generare contatti dal nulla.

Il rischio è identico a quello dell’InMail manuale, moltiplicato per il budget. Se mandi un messaggio pubblicitario a migliaia di persone che non ti conoscono, senza un profilo credibile e senza contenuti che ti abbiano già reso riconoscibile, stai comprando visibilità verso un pubblico che ti ignora. La pubblicità su LinkedIn amplifica quello che c’è: se a monte c’è una strategia solida, moltiplica i risultati; se a monte non c’è niente, moltiplica solo la spesa.

La regola prima del budget

Prima di aprire una campagna di Message Ads, chiediti se un buyer che clicca sul tuo profilo trova materiale sufficiente per prenderti sul serio. Se la risposta è no, quel budget va investito prima nel branding e nei contenuti.

Le campagne arrivano dopo, quando servono ad accelerare un lavoro già impostato, non a sostituirlo. È il motivo per cui, come mostrano i nostri casi studio, l’advertising porta risultati solo quando la strategia commerciale è già al suo posto. Se vuoi un parere sul tuo caso, scrivici dalla pagina contatti.

Consiglio

Non partire mai dalle campagne. Un euro speso in advertising senza posizionamento rende molto meno di un euro speso prima a costruire il motivo per cui qualcuno dovrebbe risponderti.

Valentina Vandilli, esperta di LinkedIn e Comunicazione B2B

Valentina Vandilli

LinkedIn Trainer Certificata

L’opinione dell’esperta di LinkedIn e Comunicazione B2B

Ti dico con franchezza cosa vedo succedere quasi sempre. L’imprenditore compra l’abbonamento, si sente più attrezzato, manda i primi messaggi e resta deluso. Non perché lo strumento sia sbagliato, ma perché lo ha messo prima della strategia. È come comprare un macchinario nuovo senza avere ancora deciso cosa produrre.

Se la tua azienda vive ancora sugli ordini che arrivano per inerzia grazie al nome costruito da chi c’era prima di te, la paura vera non è scegliere tra InMail e collegamento. È non avere un sistema che porta clienti se quel flusso si assottiglia. E le InMail, da sole non sono quel sistema: sono l’ultimo passo di una catena che parte dalla strategia commerciale.

Parti dall’ordine giusto. Prima definisci chi vuoi raggiungere e perché dovrebbero fidarsi di te. Poi sistema il profilo e i contenuti. Solo alla fine scegli lo strumento di contatto, che nella maggior parte dei casi B2B sarà il collegamento gratuito, non l’InMail. Lo strumento è sempre l’ultima cosa, mai la prima.

Non chiederti quale strumento comprare. Chiediti se, quando qualcuno clicca sul tuo nome, trova un motivo per risponderti. Costruisci quel motivo: il resto viene dopo.

Domande frequenti sulle InMail di LinkedIn

Che differenza c’è tra una InMail e un messaggio normale su LinkedIn?

Il messaggio normale è gratuito ma richiede che la persona sia già tra i tuoi collegamenti. L’InMail è a pagamento e ti permette di scrivere anche a chi non è collegato con te, arrivando nella sua posta LinkedIn e via email senza bisogno che accetti prima una richiesta.

Quante InMail si possono inviare al mese?

Dipende dall’abbonamento. Secondo LinkedIn, Premium Career include 5 crediti al mese, Premium Business 15 e Sales Navigator Core 50. I crediti non usati si accumulano fino a un tetto massimo, e ricevi indietro il credito quando un messaggio ottiene risposta entro 90 giorni.

Le InMail sono gratuite?

No, richiedono un abbonamento LinkedIn a pagamento e funzionano a crediti. C’è però un meccanismo che li rende meno costosi di quanto sembri: se il destinatario risponde entro 90 giorni, LinkedIn ti restituisce il credito usato, premiando i messaggi scritti bene.

Conviene di più una InMail o una richiesta di collegamento?

Nella maggior parte dei casi B2B conviene la richiesta di collegamento personalizzata, che è gratuita e viene accettata in circa il 45% dei casi, contro un tasso di risposta dell’InMail tra il 18% e il 25%. L’InMail resta la scelta giusta per raggiungere profili molto senior o fuori settore, difficili da agganciare con un collegamento.

Come si scrive una InMail che ottiene risposta?

Tienilo breve, sotto i 400 caratteri, con un oggetto corto e concreto. Apri con un riferimento vero al destinatario, spiega in una frase perché lo contatti e chiudi con una richiesta piccola e facile da accettare. Evita il pitch di vendita nel primo messaggio: l’obiettivo è aprire una conversazione, non chiudere un ordine.

Valentina Vandilli, LinkedIn Trainer Certificata

Valentina Vandilli è consulente di comunicazione B2B e LinkedIn Trainer certificata, attiva dal 2014 nello sviluppo di strategie LinkedIn orientate alla generazione di clienti e alla crescita commerciale. Lavora con aziende e professionisti per trasformare LinkedIn in un canale strutturato di sviluppo business, integrando strategia, contenuti e advertising.

È fondatrice di Vandilli Valentina S.r.l. e autrice del metodo LinkedIn Formula ADS e del libro "Vendimi questa vite". Sul blog vandilli.it condivide guide pratiche e analisi dedicate all’utilizzo di LinkedIn nel contesto B2B.

Torna su