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Guida 2026: come trovare clienti su LinkedIn

La pagina aziendale LinkedIn non è una vetrina. Non è un biglietto da visita digitale. Non è nemmeno un sito internet in miniatura da tenere aggiornato ogni tanto, quando ci si ricorda.

La pagina aziendale è uno strumento di lavoro, uno dei più potenti a disposizione delle aziende che operano nel mercato tra imprese e che vogliono generare contatti commerciali qualificati. In gergo tecnico si chiama Social Selling: la capacità di usare le relazioni costruite attraverso i contenuti e le interazioni per avviare conversazioni commerciali con persone realmente interessate a ciò che offriamo.

In questa guida, lunga e dettagliata come merita un argomento così strategico, vedremo tutto quello che serve sapere per far crescere i follower della pagina aziendale e, soprattutto, per trasformare quella crescita in risultati concreti per il fatturato della tua azienda.

Cos’è il Social Selling

Il Social Selling non è vendere direttamente attraverso i post. È un processo molto più raffinato: consiste nel costruire autorevolezza, nel farsi trovare dalle persone giuste, nel creare un flusso costante di visibilità che prepara il terreno al lavoro dei commerciali. Il potenziale cliente arriva alla conversazione di vendita già informato, già convinto della tua competenza: il commerciale non parte da zero, parte da un vantaggio enorme.

E la pagina aziendale è il fulcro di tutto questo.

Esempio pratico

Un’azienda di componentistica meccanica pubblica un video in cui il proprio responsabile tecnico spiega come risolvere un problema ricorrente nel montaggio di un giunto. Il responsabile acquisti di un cliente potenziale lo vede, lo trova utile, mette “mi piace”. Il commerciale dell’azienda nota l’interazione dalla sezione analitica della pagina, lo aggiunge ai contatti e gli scrive: “Ho visto che ha trovato utile il video sulla giunzione. Posso inviarle il caso studio completo?” Non è una chiamata a freddo: è l’inizio di una relazione commerciale costruita sulla competenza.

La pagina aziendale non è una vetrina: è un motore commerciale

La maggior parte delle aziende italiane, soprattutto le PMI manifatturiere, apre una pagina aziendale LinkedIn perché “bisogna esserci”. La compilano con le informazioni di base, pubblicano qualche foto del capannone o del macchinario, e poi la abbandonano. Questo approccio è non solo inefficace, ma è un vero e proprio spreco di opportunità.

Quando un potenziale cliente cerca la tua azienda su LinkedIn (e succede più spesso di quanto pensi), la pagina aziendale è la prima cosa che trova. Se è curata, aggiornata, ricca di contenuti utili, quel potenziale cliente si farà un’idea precisa: questa è un’azienda seria, competente, che sa comunicare. Se invece trova una pagina vuota o piena di locandine promozionali, l’impressione sarà ben diversa.

Ma la pagina aziendale non serve solo a fare bella figura. Serve a generare dati preziosi per l’attività commerciale.

Tutto quello che la pagina aziendale può darti (e che probabilmente non stai sfruttando)

Molti imprenditori e responsabili marketing non sanno che la pagina aziendale è una vera e propria miniera di informazioni. Vediamo nel dettaglio.

L’elenco delle persone che interagiscono con i tuoi contenuti

Ogni volta che qualcuno mette un “mi piace”, commenta o condivide un post della tua pagina, quella persona lascia una traccia. Dalla sezione analitica della pagina puoi vedere chi sono queste persone, accedere ai loro profili e scoprire dove lavorano, che ruolo ricoprono, in quale settore operano.

E c’è di più: su molti profili LinkedIn sono presenti informazioni di contatto pubbliche, come numeri di telefono e indirizzi email. Queste persone hanno già dimostrato interesse per la tua azienda interagendo con un tuo contenuto. Sono, a tutti gli effetti, contatti tiepidi, molto più ricettivi di una lista acquistata o di una chiamata a freddo.

I tuoi commerciali possono aggiungere queste persone alla loro rete di contatti dal proprio profilo personale e avviare una conversazione naturale, partendo dal contenuto con cui hanno interagito.

Approfondimento

Dal “mi piace” alla telefonata. Il responsabile acquisti di un’azienda target mette “mi piace” a un post in cui il tuo tecnico spiega una lavorazione particolare. Dal pannello analitico della pagina, il tuo commerciale identifica quella persona, la aggiunge ai contatti e le scrive: “Ho visto che ha trovato interessante il nostro approfondimento sulla lavorazione X. Posso inviarle il caso studio completo.” Non è una chiamata a freddo: è una conversazione che nasce da un interesse reale e documentato.

I follower come patrimonio commerciale

Anche i follower della pagina sono visibili e rappresentano un patrimonio commerciale enorme. Sono persone che hanno scelto volontariamente di seguire la tua azienda. Hanno alzato la mano e hanno detto: “Quello che pubblicate mi interessa.” Questi profili possono essere visualizzati e, anche in questo caso, i commerciali possono utilizzare il proprio profilo personale per collegarsi a loro, avviare conversazioni e costruire relazioni.

Messaggi privati, interazione con altre pagine e controllo dipendenti

Non tutti lo sanno, ma la pagina aziendale LinkedIn può attivare una funzione che consente di ricevere messaggi privati direttamente sulla pagina. Questo significa che un potenziale cliente può contattarti senza passare dal sito, senza cercare un numero di telefono: può scriverti direttamente dalla piattaforma dove vi siete “incontrati”.

La pagina può anche fare attività di “mi piace” su altre pagine aziendali. Questo è particolarmente utile quando vuoi segnalare la tua presenza a potenziali partner, clienti o fornitori.

LinkedIn permette inoltre di configurare la pagina in modo che possano registrarsi come dipendenti solo le persone con un indirizzo email con dominio aziendale. Se un collaboratore lascia l’azienda, puoi rimuoverlo dall’elenco.

La descrizione della pagina: visibilità sui motori di ricerca e sull’intelligenza artificiale

La descrizione della pagina aziendale non è un dettaglio da compilare in fretta. È un testo strategico che può influenzare profondamente la tua visibilità.

Innanzitutto, la descrizione viene indicizzata dai motori di ricerca. Una descrizione ben scritta, con le parole chiave giuste, può far comparire la tua pagina LinkedIn tra i primi risultati quando qualcuno cerca i tuoi prodotti o servizi.

Ma c’è un aspetto ancora più attuale: l’intelligenza artificiale conversazionale. Strumenti come ChatGPT, Claude, Gemini e altri assistenti virtuali attingono anche ai contenuti LinkedIn per fornire risposte alle domande degli utenti. Se la tua descrizione aziendale è chiara, dettagliata e ricca di parole chiave pertinenti, aumentano le probabilità che la tua azienda venga citata quando qualcuno chiede “quali sono le migliori aziende nel settore X in Italia?”.

In altre parole, la descrizione della pagina non parla solo alle persone: parla anche alle macchine che sempre più spesso guidano le decisioni di acquisto.

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Che contenuti pubblicare: basta foto di macchinari e locandine

La stragrande maggioranza delle pagine aziendali LinkedIn di PMI italiane pubblica lo stesso tipo di contenuti: foto del macchinario appena installato, locandina della fiera a cui si partecipa, brochure del servizio in formato immagine.

Questi contenuti non funzionano. Non hanno mai funzionato su LinkedIn e, onestamente, nemmeno su altre piattaforme ci hanno mai dato grandi soddisfazioni. Forse su Facebook, qualche anno fa, potevano raccogliere qualche interazione per cortesia. Ma su LinkedIn, dove le persone cercano competenza e autorevolezza, una foto di un macchinario senza contesto non comunica nulla.

Il problema è semplice: manca l’elemento umano.

Cosa dice la scienza: i volti catturano l’attenzione

Non si tratta di un’opinione o di una sensazione: esiste una solida base scientifica a supporto di questa strategia.

Uno studio condotto dal Georgia Institute of Technology e Yahoo Labs, pubblicato nell’ambito della conferenza ACM CHI (una delle più prestigiose nel campo dell’interazione uomo-macchina), ha analizzato oltre 1,1 milioni di immagini pubblicate sui social. I risultati sono inequivocabili: le foto che contengono volti umani ricevono il 38% in più di “mi piace” e il 32% in più di commenti rispetto alle foto senza persone. Questo dato resta valido indipendentemente dal genere, dall’età o dal numero di volti presenti nell’immagine.

La spiegazione ha radici nelle neuroscienze. Come hanno sottolineato i ricercatori, gli esseri umani sono predisposti biologicamente a prestare attenzione ai volti fin dalla nascita. I volti sono canali di comunicazione non verbale potentissimi: li monitoriamo costantemente per raccogliere informazioni sull’identità, sulle emozioni, sull’affidabilità di chi abbiamo davanti.

Un ulteriore studio pubblicato sul Journal of Marketing Research ha confermato che su alcune piattaforme le immagini con volti umani possono incrementare le metriche di coinvolgimento fino al 291%.

Tradotto in termini pratici: se pubblichi la foto di un tornio, otterrai un certo numero di visualizzazioni. Se pubblichi la foto del tuo tornitore migliore che spiega una lavorazione complessa, otterrai almeno il doppio delle interazioni.

La tipologia di contenuti che dovresti pubblicare

Ecco le tipologie di contenuto su cui concentrare la strategia editoriale:

  • Video con protagonisti i tuoi collaboratori. Un tecnico che mostra una lavorazione particolare, un ingegnere che spiega la soluzione a un problema specifico, un commerciale che risponde alla domanda più frequente dei clienti. Non servono produzioni cinematografiche: uno smartphone, una buona luce e un contenuto autentico sono più che sufficienti.
  • Interviste con i clienti. Niente di più potente di un cliente che racconta, con le sue parole, il problema che aveva, come lo avete risolto e quali risultati ha ottenuto.
  • Casi studio strutturati. Problema del cliente, soluzione adottata, risultati ottenuti. Possono essere pubblicati come articoli su LinkedIn o come documenti in formato carosello, attualmente tra i formati con il miglior rendimento sulla piattaforma.
  • Foto dei dipendenti. In riunione, in fiera, durante un momento di aggregazione, mentre lavorano. Ogni foto che mostra il volto di una persona reale della tua azienda avrà più possibilità di essere notata.
  • Contenuti educativi con persone in primo piano. Una persona alla lavagna che spiega un concetto. Un esperto alla scrivania che condivide una riflessione. Un breve tutorial con un operatore che mostra una procedura.

La pubblicità che trasforma i dipendenti in ambasciatori dell’azienda

Passiamo a uno degli strumenti più potenti e meno conosciuti che LinkedIn mette a disposizione delle pagine aziendali: la possibilità di sponsorizzare i post dei propri dipendenti.

LinkedIn ha introdotto un formato pubblicitario che permette alla pagina aziendale di promuovere i contenuti pubblicati dai profili personali dei propri collaboratori. Questi contenuti sponsorizzati appaiono nel flusso delle persone target come post normali, con il nome e il volto del dipendente in evidenza, non come pubblicità tradizionali con il logo aziendale.

I dipendenti diventano leader di pensiero

Quando sponsorizzi il post di un tuo commerciale, di un tuo tecnico o di un tuo dirigente, lo stai trasformando in un ambasciatore dell’azienda. Il suo contenuto raggiunge un pubblico molto più ampio di quello che vedrebbe organicamente, e lo fa mantenendo l’autenticità di un post personale.

Le persone che vedono quel contenuto non percepiscono una pubblicità aziendale: vedono un professionista che condivide la sua competenza. Questo genera un livello di fiducia molto più alto rispetto a qualsiasi campagna istituzionale.

La rete dei dipendenti è già profilata

Ecco il vero vantaggio strategico: i tuoi commerciali, nel tempo, hanno costruito una rete di contatti su LinkedIn composta in larga parte da clienti, potenziali clienti, decisori del tuo settore. Lo stesso vale per altre figure chiave dell’azienda.

Questa rete è già profilata. Non devi costruirla da zero come faresti cercando follower per la pagina aziendale. È già lì, pronta. Quando sponsorizzi il post di un tuo dipendente, quel contenuto raggiunge proprio quelle persone: i contatti di primo e secondo grado del dipendente, che sono spesso esattamente il tipo di pubblico che vuoi raggiungere.

Non stai regalando visibilità: stai moltiplicando la tua

Una delle obiezioni più comuni che sento è: “Ma così sto dando visibilità al dipendente, non all’azienda.” Sfatiamo questo mito una volta per tutte.

Sì, il dipendente guadagna visibilità. Ma quello che l’azienda ottiene in cambio è enormemente di più:

  • Accesso a una rete già costruita e profilata
  • Contenuti che generano fiducia perché arrivano da una persona, non da un logo
  • Visibilità mirata a costi molto più bassi

I dati parlano chiaro. Questo tipo di pubblicità genera tassi di clic dalle 2 alle 5 volte superiori rispetto alle inserzioni tradizionali dalla pagina aziendale. Il costo per clic medio si aggira tra 1 e 3 euro, contro i 4-8 euro (e spesso molto di più) delle campagne standard. I contenuti promossi dai profili personali generano in media 2,75 volte più visualizzazioni e 5 volte più coinvolgimento rispetto agli stessi contenuti pubblicati dalla pagina.

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La dura verità sulla crescita organica della pagina aziendale

Ora parliamo di numeri. E i numeri, purtroppo, non sono confortanti per chi spera di far crescere la pagina aziendale senza investire un centesimo.

Secondo il rapporto Algorithm InSights 2025, che ha analizzato 1,8 milioni di post, i contenuti organici delle pagine aziendali raggiungono oggi soltanto l’1,6% dei propri follower. Su 1.000 follower, mediamente solo 16 persone vedranno il tuo post. Nel 2021 questa percentuale era intorno al 7%: in pochi anni, la visibilità organica è crollata di oltre il 60%.

Le ragioni sono strutturali. LinkedIn ha oltre 1,2 miliardi di utenti e 67 milioni di pagine aziendali. La competizione per lo spazio nel flusso è feroce, e l’algoritmo ha scelto chiaramente da che parte stare: privilegia i profili personali rispetto alle pagine aziendali.

I contenuti dei profili personali occupano circa il 62% del flusso medio di un utente LinkedIn. La pubblicità occupa circa il 30%. I contenuti organici delle pagine aziendali? Tra l’1 e il 2%.

Grafico visibilità organica LinkedIn 2026

Approfondimento

Perché l’algoritmo penalizza le pagine aziendali. LinkedIn guadagna dalla pubblicità. Più le pagine aziendali hanno visibilità organica gratuita, meno le aziende sentono il bisogno di investire in inserzioni a pagamento. È il modello di business della piattaforma. Non è una cospirazione: è economia. Chi lo comprende, pianifica di conseguenza.

L’unica alternativa gratuita: i tuoi dipendenti

Se non vuoi (o non puoi) investire budget importanti in pubblicità, esiste un’unica strada per dare visibilità ai contenuti della tua pagina aziendale in modo organico: l’interazione dei tuoi dipendenti.

Quando un dipendente mette “mi piace”, commenta o condivide un post della pagina aziendale, quel contenuto entra nel flusso dei suoi contatti di primo grado. Se quei contatti interagiscono a loro volta, il contenuto si espande ai contatti di secondo grado. E così via, in un effetto a catena che può moltiplicare enormemente la portata del post originale.

Ma perché questo meccanismo funzioni davvero, non basta mandare un messaggio nel gruppo aziendale dicendo “ragazzi, mettete mi piace al post di oggi”. Serve una strategia strutturata e, soprattutto, serve formazione.

Buone pratiche LinkedIn

I dipendenti devono sapere:

  • Che un commento di tre parole vale molto di più di un semplice “mi piace”
  • Che interagire nei primi 60 minuti dalla pubblicazione è fondamentale, perché l’algoritmo valuta le interazioni iniziali per decidere a quante persone mostrare il post
  • Che devono sentirsi parte di un progetto, non esecutori di un ordine

Questo richiede formazione mirata. Richiede un percorso che spieghi ai tuoi collaboratori non solo il “cosa fare” ma il “perché farlo” e il “come farlo bene”.

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Il circolo virtuoso: pagina aziendale, profili personali e pubblicità

A questo punto il quadro dovrebbe essere chiaro. La crescita dei follower della pagina aziendale e, più in generale, la visibilità della tua azienda su LinkedIn non dipendono da un singolo elemento, ma dall’integrazione di tre componenti.

La pagina aziendale è il centro di gravità. È dove risiede l’identità dell’azienda, dove si raccolgono i dati sulle interazioni, dove si pubblica il contenuto ufficiale. Deve essere curata, aggiornata, ottimizzata nella descrizione per i motori di ricerca e per l’intelligenza artificiale.

I profili personali dei dipendenti sono il motore di amplificazione. Le loro reti di contatti sono il vero patrimonio dell’azienda su LinkedIn. Le loro interazioni con i contenuti della pagina sono il carburante che alimenta la visibilità organica. I loro post personali, quando ben costruiti, generano un coinvolgimento che la pagina aziendale da sola non potrà mai raggiungere.

La pubblicità mirata, in particolare quella che promuove i contenuti dei dipendenti, è l’acceleratore. Permette di raggiungere esattamente le persone giuste, al costo più basso possibile, con contenuti che generano fiducia perché arrivano da persone reali, non da loghi aziendali.

Quando questi tre elementi lavorano insieme, si crea un circolo virtuoso: i contenuti della pagina vengono amplificati dai dipendenti, i post dei dipendenti vengono potenziati dalla pubblicità, la pubblicità genera nuovi follower per la pagina, i nuovi follower vengono contattati dai commerciali, e il ciclo ricomincia.

Come iniziare: formazione e strategia

La risposta è: dalla strategia. Non dal primo post. Non dal primo video. Dalla strategia.

Devi definire chi vuoi raggiungere, che tipo di contenuti creare, come coinvolgere i tuoi dipendenti, quanto budget destinare alla pubblicità, come misurare i risultati. E poi devi formare le persone della tua azienda perché diventino parte attiva di questo sistema.

Non è un lavoro che si improvvisa. Non è un lavoro che si delega al “ragazzo che sa usare i social”. È un lavoro strategico che richiede competenza specifica sulla piattaforma, conoscenza del mercato e capacità di costruire un sistema che funzioni nel tempo.

Domande frequenti

La pagina aziendale LinkedIn serve anche alle piccole aziende?

Assolutamente sì. Anzi, per le piccole aziende la pagina aziendale è spesso il primo punto di contatto con potenziali clienti che cercano informazioni online. Una pagina curata e aggiornata comunica professionalità e competenza indipendentemente dalle dimensioni dell’azienda.

Quanto budget serve per far crescere i follower?

È possibile iniziare in modo organico coinvolgendo i propri dipendenti. Per scalare con la pubblicità, le campagne che promuovono i post dei dipendenti hanno costi per clic significativamente più bassi rispetto alle inserzioni tradizionali dalla pagina.

Che tipo di contenuti funzionano meglio su una pagina B2B?

I contenuti che mettono al centro le persone, non i prodotti. Video di tecnici, interviste con clienti, casi studio con risultati concreti, foto dei dipendenti al lavoro. Le immagini con volti umani ricevono fino al 38% in più di interazioni rispetto a foto di oggetti o ambienti.

Sponsorizzare i post dei dipendenti non rischia di dare visibilità solo a loro?

Il dipendente guadagna visibilità, ma l’azienda ottiene molto di più: rete già profilata, contenuti percepiti come autentici e costi dalle 2 alle 5 volte inferiori. È un investimento che torna all’azienda moltiplicato.

Ogni quanto dovrei pubblicare sulla pagina aziendale?

Meglio 2-3 contenuti validi alla settimana che uno al giorno senza sostanza. La qualità e la rilevanza per il pubblico target contano molto di più della quantità.

Come posso coinvolgere i dipendenti senza che si sentano obbligati?

Serve formazione, non imposizione. Quando i dipendenti comprendono che la loro interazione amplifica la visibilità dell’azienda e la loro stessa autorevolezza professionale, la partecipazione diventa naturale e spontanea.

Vuoi creare una strategia su misura per la tua azienda?

Far crescere i follower non è un obiettivo fine a sé stesso. È il primo passo di un sistema che trasforma la visibilità in relazioni e le relazioni in fatturato.

Scopri i percorsi disponibili →

Valentina Vandilli è consulente di comunicazione B2B e LinkedIn Trainer certificata, attiva dal 2014 nello sviluppo di strategie LinkedIn orientate alla generazione di clienti e alla crescita commerciale. Lavora con aziende e professionisti per trasformare LinkedIn in un canale strutturato di sviluppo business, integrando strategia, contenuti e advertising.

È fondatrice di Vandilli Valentina S.r.l. e autrice del metodo LinkedIn Formula ADS e del libro "Vendimi questa vite". Sul blog vandilli.it condivide guide pratiche e analisi dedicate all’utilizzo di LinkedIn nel contesto B2B.

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